"A Trento la situazione è grave", la crisi dei negozi arriva in consiglio comunale. Pattini e Uez: "Subito un tavolo, rischiamo ripercussioni sociali"
I dati pubblicati nei giorni scorsi dalla Camera di Commercio preoccupano. I consiglieri di Autonomisti per Trento hanno presentato una mozione per “istituire un tavolo cittadino del commercio con la partecipazione di operatori commerciali, lavoratori e rappresentanze sindacali e associazioni di categoria"

TRENTO. “Andando avanti così ci ritroveremo in una preoccupante desertificazione commerciale con ripercussioni sociali: anche la città di Trento è in una grave situazione”. A lanciare l'allarme, dopo i dati pubblicati nei giorni scorsi dalla Camera di Commercio di Trento, sono i consiglieri comunali di Autonomisti per Trento, Alberto Pattini e Tiziano Uez.
I due consiglieri hanno deciso di presentare i consiglio una mozione per chiedere al sindaco Ianeselli di “istituire un tavolo cittadino del commercio con la partecipazione di operatori commerciali, lavoratori e rappresentanze sindacali, associazioni di categoria” prendendo spunto da esperienze analoghe a livello nazionale ed europeo, con l’obiettivo di tutelare un settore così importante per la nostra città cercando insieme gli strumenti di maggior supporto al settore.
I DATI
In base all’elaborazione dei dati del Registro delle imprese, curata dall’Ufficio studi e ricerche della Camera di Commercio, tra il 2010 e il 2023, in Trentino, il settore del commercio al dettaglio in sede fissa perde 764 unità. In termini assoluti, si passa dai 5.997 negozi del 2010 ai 5.233 di fine 2023.
Se consideriamo la base annua, si registra un calo di 134 esercizi nel 2023. In provincia di Trento, a fine 2022, le attività commerciali erano 5.367.
Le comunità di valle più colpite risultano essere la Valle di Fiemme (-22,4% negozi in 13 anni), la Valsugana e Tesino (-21,2%), le Giudicarie (-19,4%) e la Val di Non (-18,6%), mentre la Rotaliana, la Paganella e l’Alto Garda e Ledro esprimono una maggiore capacità di tenuta.
I due comuni di Trento e Rovereto, considerati insieme, ospitano il 28,6% degli esercizi commerciali in sede fissa dell’intera provincia e il 34,9% della superficie di vendita. In linea di massima, però, il peso del comune capoluogo è circa 2,5 volte quello del comune di Rovereto con 1.665 negozi per 221.232 metri quadrati di superficie di vendita, contro i 639 negozi per 97.898 metri quadrati del maggiore comune lagarino. Seguono Riva del Garda con 427 esercizi, per una superficie di vendita complessiva di 40.844 metri quadrati , e Pergine Valsugana con 298 unità commerciali e una superficie di vendita di 37.441 metri quadrati.
TRENTO, SITUAZIONE PREOCCUPANTE
“Il Centro storico di Trento non è rimasto indenne dal processo di globalizzazione che lo ha reso una fotocopia di una qualunque città del nord Italia” spiegano Pattini e Uez. Nel tenere conto delle aperture e delle chiusure delle attività commerciali, spiegano i due consiglieri, non si può non sottolineare come siano scomparse, o quasi, le attività non legate ad un franchising più o meno importante.
“Sono ormai diversi i negozi storici di Trento che in questi anni hanno chiuso definitivamente. Non ci sono più, in altre parole – continuano i due consiglieri di Autonomisti per Trento - le botteghe a conduzione familiare con qualche eccezione”.
Le ragioni? La concorrenza con i centri commerciali, e-commerce ma soprattutto i costi di gestione (affitti in primis) di locali storici nelle vie più centrali della città. “Andando avanti così ci ritroveremo in una preoccupante desertificazione commerciale con ripercussioni sociali. Riteniamo che la politica dovrebbe almeno provare a tamponare quello che sta accadendo che vediamo sotto i nostri occhi tutti i giorni”.














